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  • Paolo Corsi

FALCONE, Il tempo sospeso del volo



Fondazione Haydn / OPER-A Festival 2022

FALCONE, Il tempo sospeso del volo

di Nicola Sani

libretto Francesco Ripa di Meana


Direttore Marco Angius

regia Stefano Simone Pintor




Interessantissimo allestimento al Teatro Sociale di Trento dell’opera che ripercorre la storia del magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 assieme alla moglie e ai tre uomini della scorta. Una pagina drammatica della storia d’Italia, un ricordo doloroso, rivissuto in questa occasione attraverso uno spettacolo che è una sintesi di linguaggi artistici, ardita ed efficace. Diremo un’opera lirica, per semplificare, ma con davvero tanto teatro, con un utilizzo fuori dai canoni dello spazio di un teatro all’italiana come è quello del Sociale di Trento, oltre all’uso importante della tecnologia, dalle proiezioni alla musica e agli effetti elettronici. La regia di Stefano Simone Pintor, con le scene di Gregorio Zurla, mette in chiaro da subito che l’intenzione non è quella di rappresentare, bensì quella di rivivere, tutti assieme, le fasi della vita del magistrato, fino al suo triste epilogo. Lo spettatore non entra nella sala di un teatro, ma direttamente nel cratere lasciato dall’esplosione in quel tratto di autostrada, sotto una luce fredda che illumina palco e platea, dentro la quale si incunea fino a metà, in mezzo alle poltrone, il tratto interrotto della striscia di asfalto che procede dai cumuli di detriti sul palcoscenico. Non c’è finzione, tutto è in bella vista, lo spazio scenico allargato a tutto il retropalco, dove è sistemata l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento diretta da Marco Angius, seminascosta tra i cumuli di terra. Il momento è quello dell’attimo immediatamente successivo all’esplosione, congelato in un’istantanea, i rottami sospesi nel vuoto. Un rimando a quel “tempo sospeso del volo” del titolo. Già in scena, o, più propriamente, sul luogo del disastro, uno dei personaggi, attonito come gli spettatori, che, vagamente spaesati, si accomodano ai loro posti, accompagnati dal gracchiare in sottofondo delle comunicazioni radio. In quest’atmosfera surreale e un po' inquietante, parte la musica di Nicola Sani, stridente e ossessiva, un tappeto sonoro graffiante, su cui poggia il cantato, che è più un recitativo accompagnato, che percorre il libretto di Franco Ripa di Meana, basato su documenti ufficiali, interviste e articoli, riproposti nel loro linguaggio nudo e crudo, senza abbellimenti estetici di sorta. C’è spazio anche per il coro, l’Ensemble vocale Continuum diretto da Luigi Azzolini, di sole voci femminili, sistemato nel loggione e invisibile al pubblico, che come il coro del teatro Greco, racconta, sottolinea e commenta. Si alternano parti cantate e recitate, per dare vita alle varie figure del racconto, interpretate da Gabriele Ribis, Salvatore Grigoli, Claudio Lobbia, Angelo Romagnoli, oltre ad alcuni figuranti e persino persone del pubblico coinvolte nella scena della votazione. Punto focale della narrazione è ovviamente lui, iI magistrato Giovanni Falcone, interpretato da un eccellente Roberto Scandiuzzi. Notevole presenza scenica, la sua, esaltata nelle parti cantate, dove il suo timbro profondo di basso fa tremare l’aria. Lo spettacolo si conclude dopo 85 minuti ininterrotti di carrellata dei momenti salienti della vita professionale di questo grande uomo delle istituzioni, che anche grazie a queste iniziative rimane sempre vivo nella memoria di tutti, simbolo del meglio che una persona può fare a favore della collettività. Quanto all’aspetto schiettamente artistico possiamo considerare questo spettacolo un esperimento ben riuscito di interazione, per non dire contaminazione (un esempio su tutti, la chitarra elettrica in mezzo agli archi di un’orchestra sinfonica), tra discipline, generi e linguaggi diversi, a dimostrazione che non sono gli ingredienti in sé a rendere appetitosa una pietanza, quanto il loro sapiente accostamento.

di Paolo Corsi

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