• Paolo Corsi

LA BELLA E LA BESTIA e la magia dell'amore

Aggiornato il: 28 ago 2019


Compagnia dell'Arca


LA BELLA E LA BESTIA e la magia dell'amore

di Valerio Bufacchi


regia Valerio Bufacchi

Verona - Costro S. Eufemia - 5 agosto 2019




Successo per la commedia musicale “La Bella e la Bestia” della Compagnia dell’Arca


Interessante rilettura della fiaba di M.me Beaumont nell’ambientazione quattrocentesca veneziana di Valerio Bufacchi. Spettacolo con una propria originalità e di buona qualità, messo in scena da una compagnia ben organizzata e con un buon cast.


Nell’ambito della rassegna estiva veronese Teatro nei Cortili 2019 è andato in scena nel Chiostro S. Eufemia lo spettacolo “La Bella e la Bestia e la magia dell’amore” della Compagnia dell’Arca, diretta da Valerio Bufacchi. Si tratta di un’opera originale dello stesso Bufacchi, che oltre che il regista dello spettacolo è anche uno degli interpreti, liberamente tratta dalla fiaba “La Bella e la Bestia” di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, a sua volta resa celebre dall’omonimo film di animazione della Disney del 1991.

Una storia molto nota, dunque, che qui però ha alcune proprie ambientazioni e caratterizzazioni originali. La vicenda è trasposta nella Venezia del 1450, e parla di Lear, un mercante caduto in disgrazia e delle sue tre figlie (verosimilmente disegnate sui profili di Cenerentola e le sorellastre), quindi dell’incontro con il principe trasformato in mostro dall’incantesimo che ha colpito anche i suoi servitori. Chi ha presente la fiaba o il film sa che svolgimento ed epilogo, con rigoroso lieto fine, sono portatori del messaggio che vuole il trionfo del vero amore, capace di andare oltre le apparenze.

Ma tornando all’originalità di questa libera trattazione, è bello notare come, coerentemente con l’ambientazione veneziana, i servitori del burbero padrone siano stati trasformati non già in oggetti d’arredo, come nella più nota versione, ma nelle figure della futura Commedia dell’Arte, incarnazioni dei “tipi”, per definizione disumanizzati, più che persone in carne, ossa e sentimenti. In questo senso “mostri” a loro volta, per quanto molto simpatici.

C’è da dire che anche in questa veste l’animazione delle trame da parte di questi personaggi funziona benissimo, poiché tengono acceso e ben su di giri il motore che muove l’azione. Dietro l’apparente semplicità, suggerita in primis dal minimalismo con cui si presenta la scena, fatta di semplici pannelli spogli e la quasi totale assenza di elementi scenici, si scopre uno spettacolo invece complesso, com’è proprio della commedia musicale, confluenza di discipline diverse, tra recitazione, canto e danza.

La messinscena è molto curata e usa un’illuminazione funzionale, assieme ad efficaci effetti in controluce, che rivelano la reale complessità dell’impianto scenico. Per non dire della soluzione forse più interessante di disegnare le scene in tempo reale, mediante la proiezione di fondali creati al momento a scena aperta, con la china o con la tecnica della sand-art, ad opera di Sara Ferrari e Alessandra Coltri, che si alternano nelle varie serate con l’una o l’altra tecnica.

Gilberto Lamacchi e Patrizio Baù sono gli autori delle musiche di scena e delle canzoni, le cui linee melodiche ricordano in certi passaggi lo stile di quelle della versione Disney, orecchiabili ma anche armonicamente interessanti, oltre che ben eseguite singolarmente e in coro. E questo va evidenziato, poiché la complessità del genere riguarda ovviamente anche gli interpreti, che devono essere cantanti oltre che attori. Saggia a questo proposito la scelta di affidarsi al vocal coach Carlo Bertoni, che ha evidentemente fatto un buon lavoro. Certo le esecuzioni canore, così come anche tutto il parlato sono supportari dall’amplificazione tramite radiomicrofoni, che se da una parte danno sicuramente un aiuto importante, dall’altra tolgono un po’ l’appeal dell’esecuzione veramente dal vivo (oltre che risultare piuttosto antiestetici). Positiva la scelta di coinvolgere alcuni elementi del “T’ho trovato vocal group” per rinforzare le parti corali, dando ampiezza e qualità all’esecuzione. Sul pur ristretto palcoscenico si sono ben destreggiati fino a sedici personaggi, secondo un disegno di occupazione dello spazio ben studiato, bravi in scene e controscene. Tra questi, prezioso il contributo dei due danzatori Giacomo Bertoni e Alessia Cascone che hanno a più riprese movimentato la scena anche solo con fugaci apparizioni nel momento opportuno.

Di valore il gruppo di giovani attori, protagonisti di caratterizzazioni d’effetto, mai fuori misura. Tra queste, particolarmente apprezzata quella di Thomas Pappacena nel ruolo di Arlecchino.

Belli anche i costumi quattrocenteschi e le maschere, come particolarmente curato è risultato il trucco. Il tutto frutto di un lavoro in sinergia che ha coinvolto diverse realtà, armonizzando il contributo di tutti, con l’obiettivo finale di uno spettacolo gradevole e di qualità.

di Paolo Corsi

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