• Paolo Corsi

RUMORI FUORI SCENA


Gruppo Teatro Einaudi Galilei


RUMORI FUORI SCENA

di Michael Frayn


regia Renato Baldi e Marco Frassani

Verona - Chiostro S. Eufemia - 29 agosto 2019




Rumori fuori scena, grande successo per il Gruppo Teatro Einaudi Galilei

La compagnia veronese esalta il capolavoro di Frayn, con un ottimo cast diretto da Renato Baldi e Marco Frassani

Pregevole messinscena al Chiostro S. Eufemia di Verona di Rumori fuori scena di Michael Frayn, da parte del Gruppo Teatro Einaudi Galilei, con la regia di Renato Baldi e Marco Frassani. La commedia è molto nota, poiché dalla sua prima rappresentazione londinese del 1982, se ne susseguono a getto continuo in tutto il mondo. Se da una parte questa è una garanzia di successo, perché è del tutto assodato che il testo funziona e piace, cimentarsi con un nuovo allestimento di questa commedia può essere rischioso, proprio per l’abbondanza di possibilità di confronto, nonché per l’oggettiva complessità della messinscena. In parte dunque anche una sfida, che tuttavia l’Einaudi Galilei vince alla grande. Rumori fuori scena è un classico esempio di metateatro, dove cioè l’oggetto della rappresentazione teatrale è il teatro stesso. Racconta le peripezie di una compagnia impegnata nell’allestimento di una commedia, mostrandone l’evolversi in tre fasi diverse: nel primo atto siamo alla prova generale, dove ancora non funzionano un sacco di cose e la preoccupazione è palpabile tra il regista e gli attori, che sono un campionario delle più scontate personalità che si trovano nel mondo attorale a tutti i livelli, dall’arrogante alla bella sciocca, dall’ubriacone al donnaiolo. Il secondo atto è una vera chicca, soprattutto per chi non ha mai fatto teatro e ha solo una vaga idea di ciò che può accadere dietro le quinte. Siamo nel contesto non più di una prova, ma di una vera rappresentazione delle stesse scene della commedia vista prima in allestimento, ma con la curiosa prospettiva del dietro le quinte. Il pubblico vede dunque il “lato B” di una commedia, con le entrate degli attori, che diventano uscite, gli elementi di scena, porte e pareti, visti per quello che sono, grezze assi di legno con scritte e indicazioni per gli attori, che dal lato opposto si presentano invece perfettamente rifinite nella loro finta eleganza. In questo caso poi, la confusione che già di suo regna normalmente al di là delle quinte e dei fondali, è enfatizzata dalle scaramucce degli interpreti, che mentre in scena sorridono e sono più o meno ligi alla parte, nel retro danno sfogo a tutti i loro contrasti. Nell’ultimo atto, durante la rappresentazione, giunta ormai all’ennesima replica, prevale l’anarchia e l’indisciplina degli attori, che, esasperati ed esaperanti, rompono tutti gli schemi, mandando, come si dice, “in vacca” lo spettacolo, in un finale sia della commedia che della commedia nella commedia, che è la ciliegina sulla torta di quest’opera teatrale, che è e rimane un capolavoro comico da quasi quarant’anni. L’impatto è positivo fin dalla prima occhiata su una scenografia complessa, disposta su due piani, curata nei particolari e piacevole nelle tinte e negli arredi. Tra l’altro si presta bene al cambio di prospettiva di cui si è detto, permettendo il ribaltamento della scena nei pochi minuti di intervallo. C’è solo, se vogliamo, una piccola incongruenza scenografica nella direzione di apertura delle porte centrali dopo il cambio prospettico, ma è un particolare estetico ininfluente, che probabilmente sarebbe stato troppo complicato risolvere. In una cornice così ben preparata il resto lo fa un gioco di squadra impegnativo, dove i singoli sono costretti a calcolare millimetricamente ogni gesto e ogni movenza, da ben sincronizzare con quelle degli altri. Questa è infatti una commedia che procede con un ritmo forsennato ed inarrestabile, che non interessa solo le battute, ma anche le azioni. Entrate e uscite, anche su piani diversi e senza visuale sull’azione altrui, sono perfette per sincronismo e ben distribuite nello spazio, tra uno sbattere di porte, un salire e scendere le scale, correre avanti e indietro sul ballatoio, sedersi, alzarsi, spostarsi, giocare con gli elementi di scena. Davvero apprezzabile nel secondo atto la tenuta scenica di chi nel dietro le quinte recita quasi senza battute e quasi tutto in mimica e movimenti, sostenendo una controscena che in realtà è essa stessa la scena principale. Immaginiamo i copioni degli attori pieni di appunti e didascalie, dettati da una regia maniacale nella sua precisione e nella ricerca dell’effetto. Il cast è eccellente, compatto e omogeneo, individualmente preparato e collettivamente ben armonizzato, capace di ben definire ciascun personaggio e di dare un’identità precisa alla sbandata squadra di teatranti. Uno spettacolo che conferma l’eccellenza di un gruppo storico e in continua evoluzione, nonché della persona che ne ha accompagnato il percorso fin dagli inizi, quel Renato Baldi regista, che a quanto pare continua a non sbagliare un colpo!

di Paolo Corsi

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